Si aggiunge un secondo strato di foglia oro e solo quando arriva a un certo grado di umidità si può lucidare con la pietra d’agata o fare la “bulinatura”, cioè decorazioni varie con bulino d’acciaio e martello di legno. 

 

 

Inoltre, disposto a tratti fini sul colore l’oro dona altra brillan-tezza  al  soggetto,  è il

cosiddetto “asist”, che spesso si trova sulle vesti del Cristo, della Madre di Dio o sulle ali degli Angeli. 

L'olifa

Quando il lavoro di scrittura del- l’icona è ultimato e dopo che è asciugata bene negli innumerevoli strati di tempera, base di gesso e tavola (almeno un mese) bisogna procedere a una protezione idonea perché il tutto si conservi nel tempo più o meno inalterato si conservi nel

tempo più o meno inalterato.

Il metodo antico tradizionale è l’olifa, un misto di olio di lino o ambra e altre essenze essiccanti, che viene stesa a caldo sulla tavola riscaldata al sole. Essendo un’operazione impegnativa e delicata a volte bisogna ridare l’olifa, richiedendo ulteriori tempi di essiccazione. Alcuni iconografi usano in alternativa il metodo a cera.

 

Icone o souvenir?

 In breve si è esposto il procedimento della realizza -

zione delle icone, che come si vede richiede una lunga ed elaborata formazione dell’iconografo. Oggi però esistono anche metodi molto più veloci ed economici di pittura, che nulla hanno a che fare con le icone autentiche. Non parliamo poi dei pezzi di legno o mediotensil con incollate sopra immagini cartacee, che ovviamente non si possono definire icone, ma che molto confondono il fedele non informato, che probabilmente non ne ha mai viste di autentiche da vicino per potersene rendere conto.

Da sempre nel Cristianesimo si è tributato all’icona il massimo rispetto, al pari del libro delle Scritture, considerandola uno strumento di preghiera, di fede e meditazione, e non un semplice abbellimento delle Chiese e delle case al pari delle altre opere artistiche, con cui in verità non ha nulla da spartire, sia per tecnica sia per significato di fede. 

 

Una questione di fede

Nell’Oriente cristiano questo rispetto è stato custodito fino ai nostri giorni, mentre in Occidente si è perso quasi del tutto.

 

I fedeli quasi più nulla sanno del ricco significato simbolico e teologico di una icona, accostandola facilmente nei bazar di souvenir agli altri oggetti devozionali. In passato era addirittura considerato sconveniente parlare di acquisti e vendite di immagini sacre,  o farne oggetto di solo business.

 

Le icone si donavano e tale dono non aveva prezzo.

Se si dava denaro in cambio era esclusivamente come risarcimento spese e come mezzo legittimo di sussistenza per gli iconografi, a volte laici, più spesso monaci. E comunque si richiedeva fossero “cristiani” di fede provata, poiché si riteneva che l’icona potesse essere fatta solo da mani degne e oneste. 

 

Non a caso il Concilio dei Cento Capitoli  (1551) precisava:

 

L’iconografo dovrà essere umile, mite, devoto, non fare discorsi vuoti, non deve essere un buffone, litigioso, invidioso, bugiardo, ubriacone, ladro, assassino; deve preservare la purezza dell’anima con grande timor di Dio e con grandissima diligenza tracciare l’immagine del Signore nostro Gesù Cristo e della Madre di Dio, secondo i migliori esempi degli antichi e buoni iconografi.

 

(Concilio dei Cento Capitoli,  43° cap.)    


Canti

Per la prima volta edizione critica ed edizione in italiano moderno

del testo di S. Maria

Maddalena de’ Pazzi

 

Quaranta Giorni

 

Prefazione di Mons. A. Bellandi, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Firenze, già Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Le parole di 

Papa Francesco

 

Omelie

 Madre Pacifica del Tovaglia amica e segretaria  di

S. Maddalena 

 

 

+  28 Settembre 1627

 

Le Madri di

S. Maria degli Angeli


Venerable

Rosemary Serio

(English)

9 Maggio Commemorazione

 

       

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Terra Santa