S. Maria Maddalena de' Pazzi

Iconografia

 

 

Già dal 1608, Il Carmelo fiorentino aveva dovuto dedicare molta cura sia alla divulgazione della vita della Beata che alla diffusione delle sue immagini e delle sue reliquie. Il fenomeno si amplificò dal 1626 al 1669.

 

Tra maggio e settembre 1685, ormai a Borgo Pinti, il corpo di S. Maria Maddalena venne allocato nella nuova cappella e fu aperto il coro dietro l’altar maggiore.

 

Ma la cassa della Santa non lasciava mai soddisfatti e non si contano i rifacimenti dal 1705 al 1716. Un evento di rilievo si ebbe il 27 ottobre 1710, quando sia la chiesa che il monastero ottennero come con-titolare S. Maria Maddalena de’ Pazzi. 

 

Tanta premura per l’abbellimento della chiesa e dell’urna della Santa era reso possibile anche dall’affluire di molte elemosine, non tutte disinteressate, come quelle da parte dei granduchi che, celebrando il culto della santa fiorentina, ne traevano un motivo di prestigio economico e politico anche verso il papato e i pellegrini illustri che si recavano a Borgo Pinti a pregare S. Maria Maddalena.

 

Celebre la corona a detta di taluni “realizzata” da Vittoria della Rovere nel 1684. Infatti, malgrado l’intensa devozione della granduchessa, prima di rifondere la corona, la stessa ordinò che le fossero consegnati tutti gioielli e anelli offerti come ex voto alla Santa, per regalare una nuova corona da lei “donata” … 

Il trionfalismo tardo-barocco, ormai manierista, finalizzato in teoria alla celebrazione della Santa, trovò molto disponibile la Comunità di Borgo Pinti che divenne un suggestivo scenario per lo stile autocelebrativo della committenza granducale. 

 

Raramente per un santo cattolico si è creata una divaricazione tanto netta tra caratteri della testimonianza del celebrato e note, del tutto autonome e mondane, della sua pretesa celebrazione attraverso la committenza artistica.

 

Ma si volle, secondo il gusto artistico ed ecclesiastico dell’epoca, evidenziare quasi esclusivamente lo straordinario e il sublime del vissuto maddaleniano, trascurando sempre  più le sue parole e il suo pensiero finalizzato alla conversione dell'intera Chiesa. A titolo di esempio, le lettere dettate dalla Santa sul rinnovamento della Chiesa, non riscossero molta attenzione e si decise di lasciarle negli archivi, fino alla fine del XIX secolo.

 

L'appartenenza al Carmelo era generalmente affidata alla presenza dei Santi Carmelitani come S. Angelo o S. Andrea Corsini, oltre che all'abito carmelitano declinato però, nel colore tané tendente al nero per S. Maddalena, secondo le indicazioni date all'Ordine sotto il Martignoni nel 1470 e poi rimaste nell'uso del monastero fiorentino fino al 1996.

 

A partire dal 1669, per tutto il XVII e XVIII secolo, nell'Ordine Carmelitano si stabilì l'uso di dedicare un altare a S. Maddalena de' Pazzi (Carmine di MacerataBresciaMesagne - BR, Napoli, Malta), oppure contemporaneamente a S. Maddalena e a S. Teresa (Carmine di Palermo, Pozzo di Gotto - ME, EnnaLastra a Signa - FI, ecc.), oppure due cappelle prospicienti come nel Carmelo della Croce di Lucca di Napoli, oppure una cappella dedicata ai Santi Carmelitani tra cui S. Maddalena (Carmine di Bologna).

L'intera Europa conobbe una fioritura particolarmente di tele dedicate alla Santa, ma il suo culto giunse sino in Sud America, particolarmente in Messico.

 

Probabilmente, la prima immagine posta nella parte esterna della chiesa di S. Frediano fu una tela di Matteo Rosselli, poi sostituita da un'altra simile del Curradi dove si ammirava l'Assunta con vari Santi, tra cui, non in primo piano la Venerabile Maria Maddalena de' Pazzi. Dalla beatificazione (1626) si cominciarono ad esporre ritratti in primo piano.

 

Così la Santa fu rappresentata, secondo le indicazioni ricevute da Roma, ma seguite pedisseguamente, alla lettera, a braccia aperte ed occhi elevati al cielo, secondo come s’immaginava una postura “estatica”, in riferimento al modello cateriniano. Francesco Curradi, seguito dai Gesuiti e dal Puccini, nonché personale estimatore della carmelitana, fu sicuramente l'interprete maggiore dell'agiografia maddaleniana, ma con notevole sobrietà e bella mano. A lui si affiancarono dipinti e affreschi realizzati dagli artisti più in voga dal Gimignani, al Giordano, al Ferri, al Sagrestani.

 

Continuamente ripetuti erano gli schemi del “matrimonio mistico” con la consegna da parte di Gesù dell’anello alla presenza di Santi, oppure la consegna da parte di Gesù alla novella Santa della corona di spine, riprendendo i gesti principali della professione religiosa, ben noti a tutte le monache.

In alternativa, si celebrava il “velo di purità” donato a S. Maddalena da parte della Madonna.

Altrettanto celebre era la cardiografia di S. Agostino che scriveva sul cuore della Santa fiorentina le parole: “Verbum caro factum est”.

 

Mai si raffigurò la Santa in un atto comunicativo o effettivamente biografico. Rarissima è anche la dettatura delle sue meditazioni alle sorelle oppure la stesura delle lettere per la “rinnovazione” della Chiesa. Mai ricordata è la vita quotidiana della carmelitana in monastero se non associata ad eventi straordinari come la moltiplicazione dell’olio o il lavoro ad occhi bendati.

 

Nel XIX e XX secolo, in corrispondenza con la crisi dei diversi Ordini religiosi, minore fu l'impegno dei Carmelitani dell'Antica Osservanza nel curare riproduzioni di valore della Santa fiorentina, al di là degli impegni occasionali, generalmente celebrativi, in occasione dei centenari.

 

Negli anni '60, Mina Anselmi, con tratto grafico sicuramente innovativo, su incarico del Carmelo fiorentino, tentò di illustrare ad acquerello l'intera vita della Santa. Ma i contenuti a lei proposti dalla monache incaricate di seguire il lavoro, ancora una volta, rispondevano ai canoni della devozione più che al pensare/dire della Santa stessa.

 

A partire dal 2007, si è provato a proporre un'iconografia rinnovata di S. Maria Maddalena a partire dalla sua vita, dalle sue parole e linee teologiche attraverso i canoni delle icone.

 

 F. Curradi, Vita di S. Maddalena de' Pazzi, 1610


Canti

Per la prima volta edizione critica ed edizione in italiano moderno

del testo di S. Maria

Maddalena de’ Pazzi

 

Quaranta Giorni

 

Prefazione di Mons. A. Bellandi, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Firenze, già Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Le parole di 

Papa Francesco

 

Omelie

 Madre Pacifica del Tovaglia amica e segretaria  di

S. Maddalena 

 

 

+  28 Settembre 1627

 

Le Madri di

S. Maria degli Angeli


Venerable

Rosemary Serio

(English)

9 Maggio Commemorazione

 

       

Video della

Terra Santa