La seconda sede del

Carmelo

S. Maria degli Angeli

 

Borgo Pinti

 

1628-1888

  

Numerosi ed importanti furono i mutamenti che interessarono la Comunità fiorentina del Carmelo di S. Maria degli Angeli nel XVII secolo.

 

Intanto, l’8 maggio 1626, era stata celebrata la beatificazione di Maria Maddalena de’ Pazzi mentre, il 5 ottobre 1628, cominciarono tutte le attività destinate a trasferire il Carmelo di Borgo San Frediano in Borgo Pinti in quello che era il vasto e signorile monastero dei Cistercensi.

 

Nel 1639, poi, si ebbe la solenne fondazione del Carmelo romano dell’Incarnazione, ad opera delle sorelle Camilla e Clarice Barberini, nipoti del cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. Da esso trassero ispirazione, i Carmeli di Monterotondo (1659), Vetralla (1669), Montecarotto (1671) e  Jesi (1684).

 

Il benessere economico si accrebbe ma, inevitabilmente, lo stile umile e fraterno del primo secolo apparve sempre più lontano, mentre la fondatrice/riformatrice nella percezione del gruppo, divenne sempre di più madre Evangelista, con una certa trascuratezza verso la raccolta di materiali relativi ad altre Sorelle precedenti di un certo rilievo.

 

Fu una perdita, indubbiamente, in una storia che divenne sempre più segnata dallo stile nobiliare e dalle preferenze spirituali che impressero al gruppo le madri e i confessori che esse scelsero come guide del gruppo.        

Fasti e guasti della devozione barocca

 

Già dal 1608, molta cura aveva richiesto sia la divulgazione della vita della Beata, poi Santa, che la diffusione delle sue immagini e delle sue reliquie.

Tra maggio e settembre 1685, il corpo di S. Maria Maddalena venne allocato nella nuova cappella e aperto il coro dietro l’altar maggiore.

 

Ma la cassa della Santa non lasciava mai soddisfatti e non si contano i rifacimenti nel 1705 al 1716, ben gestito dalla madre Orlandini, sponsorizzati in parte dai granduchi che, celebrando il culto della santa fiorentina, ne traevano un motivo di prestigio economico e politico anche verso il papato e i pellegrini illustri che si recavano a Borgo Pinti a pregare S. Maria Maddalena.

 

Celebre la corona a detta di taluni “realizzata” da Vittoria della Rovere nel 1684. Infatti, malgrado l’intensa devozione della granduchessa, prima di rifondere la corona, ordinò che le fossero consegnati tutti gioielli e anelli offerti come ex voto alla Santa, per regalare una nuova corona da lei donata ….

 

Il trionfalismo tardo-barocco, ormai manierista, finalizzato in teoria alla celebrazione della Santa, trovò molto disponibile la Comunità di Borgo Pinti che divenne un suggestivo scenario per lo stile autocelebrativo della committenza granducale. 

           

Secondo il gusto artistico ed ecclesiastico dell’epoca, evidenziarne quasi esclusivamente lo straordinario e il sublime del vissuto maddaleniano, trascurando sempre  più le sue parole e il suo pensiero finalizzato alla conversione della Chiesa. A titolo di esempio, le lettere dettate dalla Santa sul rinnovamento della Chiesa, non riscossero molta attenzione e si decise di lasciarle negli archivi, fino alla fine del XIX secolo.

 

 

Il culto di S. Maddalena

 

Nella testimonianza di S. Maddalena si andò operando una selezione nel suo vissuto, per omologarla ai canoni di santità in vigore e anche la censura.

Furono recepite infatti le «virtù monastiche» dell’umiltà, dell’obbedienza e della perfezione religiosa che non mancarono certo alla Santa, ma fu eliminato il contesto globale di rinnovamento ecclesiale sia nei responsabili ecclesiastici che nel coinvolgimento laicale che ella ipotizzava.

 

Furono accolti, e non poteva essere diversamente, il «puro amor di Dio» con una sfumatura di perfezionismo ascetico, l’amore del prossimo e il «nudo patire». Ma la Santa aveva molto insistito anche sulla qualità dei rapporti interpersonali tra sorelle, sul dialogo fraterno e su un discernimento adulto, pure se simili temi non ebbero fortuna.

 

Ancora, fu decisamente cancellata la tensione che la fedeltà alla propria vocazione aveva causato nella storia concreta della donna suor Maria Maddalena, percepita come disdicevole in una Santa. E fu decisamente cassata la sua passione per la Scrittura e recepita la sua adorazione per l’Eucaristia.

 

Allo stesso modo la sua spiritualità legata all’anno liturgico, la centralità della Trinità nella vita del credente ad imitazione della Madre di Dio, il ruolo da protagonista dello Spirito trasformante, furono ritenuti un carico eccessivo e comunque accessorio del suo vivere.

 

Del tutto singolare, poi, nella ricezione devozionale, fu il silenzio assoluto continuo sul radicamento nella Regola e nel carisma del Carmelo della Santa fiorentina, come la sua devozione verso i Santi carmelitani.

 

Per quanto possa essere penoso tracciare simili rilievi, non si può negare che l’esperienza maddaleniana sia stata sottoposta ad impoverimenti profondi e progressivi, protratti per diversi secoli.

 

Cf C. Vasciaveo, Una storia di Donne, Roma 2013, pp. 203-211.


Canti

Per la prima volta edizione critica ed edizione in italiano moderno

del testo di S. Maria

Maddalena de’ Pazzi

 

Quaranta Giorni

 

Prefazione di Mons. A. Bellandi, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Firenze, già Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Le parole di 

Papa Francesco

 

Omelie

 Madre Pacifica del Tovaglia amica e segretaria  di

S. Maddalena 

 

 

+  28 Settembre 1627

 

Le Madri di

S. Maria degli Angeli


Venerable

Rosemary Serio

(English)

9 Maggio Commemorazione

 

       

Video della

Terra Santa