Suor Emanuela di Gesù Bambino

 

 Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt.

Mt 5,8

 

Decisamente nascosto fu il percorso spirituale di suor Maria Emanuela di Gesù Bambino (Paolina Palumbo), nata il 6 Febbraio del 1914 a Giugliano (Na).

 

 

Entrata appena sedicenne (4 Settembre 1931) nel Carmelo di Napoli, allora sito nella Salita Pontecorvo,  fu accolta da madre Agnese (Filiasi), in qualità di “sorella” come allora si usava. Il suo cammino di formazione religiosa proseguì lineare: professione dei voti semplici il (23 Maggio 1935) e professione solenne l’8 Settembre 1938.

 

Sempre disponibile nel rendersi utile, non aveva timore di dedicarsi anche alle malate, mentre la sua attività principale si svolse nel laboratorio di pasticceria attraverso il quale il monastero si manteneva, lavoro che ella svolse a livelli di vera professionalità.

 

La preghiera delle sorelle aveva luogo in una stanza a parte rispetto al coro, in silenzio, ritmata dal rosario, mentre partecipavano in coro solo alla messa conventuale. Pur essendo di famiglia piuttosto benestante non aveva imparato a leggere e non si ritenne opportuno, secondo la visione del tempo, insegnarglielo. 

 

La sua preghiera, quindi, non poté mai avvalersi di libri, né del contenuto dei testi liturgici (fino al Vaticano II), ma fu alimentata dalle letture comunitarie quando le era possibile partecipare, da brevi giaculatorie e da un’invocazione fatta sguardo, dinanzi all’icona di Maria e del Figlio suo. Un itinerario quasi inimmaginabile per chi ben altri apporti ha conosciuto grazie alla riscoperta biblica e liturgica post conciliare. 

 

Eppure, in questa povertà umana e spirituale capace di disorientare, la vocazione di suor Emanuela maturò “contro ogni speranza”, per sessantasei anni, conducendola ad una pienezza umana e spirituale invidiabile. Ovviamente, non si ricordano simili dettagli per indurre qualcuno all’imitazione nell’uso di tali mezzi assai opinabili, ma per riflettere su cosa lo Spirito avrebbe potuto operare in simili donne se avesse incontrato un diverso supporto umano e formativo.


Dopo una vita di piena dedizione alla sua comunità, cui fu sempre legata anche nei tempi difficili, mai infatti la sfiorò l’idea di chiedere un trasferimento, cominciò ad avere problemi nei movimenti. Allora, la sua sagoma cominciò a disegnare un’icona di particolare eloquenza, alla porta della cappella, nuova parabola del pubblicano al tempio. Suor Emanuela vi stazionava a lungo in piedi (le costava fatica sedersi e poi alzarsi), con il bastone per appoggiarsi in una mano e il rosario nell’altro, vera sentinella del mattino, fissando l’immagine della Vergine Bruna: “Davanti a questa immagine sono entrata - diceva determinata ad una sorella - e qui devo restare ”.


C’era, più che nelle sue parole, nel suo corpo segnato dagli anni eppure, in quei momenti, quasi diritto, nei suoi occhi celesti, limpidi e trasparenti, il senso biblico del “dimorare” nell’amore del Padre in una fedeltà quotidiana senza grinze e senza ripensamenti.


Roccagloriosa - il refettorio.
Roccagloriosa - il refettorio.

Il suo temperamento e il suo affetto per Maria sono bene illustrati da un “fioretto” carmelitano. Giovane, era stata sottoposta ad un intervento chirurgico e sua madre si era resa disponibile ad assisterla. Nel post-intervento, come lei stessa ricordava, continuamente diceva: “Mamma mia, aiutatemi!”. Alle ripetute richieste della genitrice, che non sapeva come provvedere, aveva aperto gli occhi e, con il suo fare diretto e semplice, aveva replicato:“ Senza offesa, io stavo chiamando la Mamma mia, non voi, che so mi state vicina”. E con delicatezza aggiungeva:“Lei capì ”.


Negli ultimi tre anni fu provata profondamente nel corpo e nella sensibilità. Accolse con spirito di fede e profonda preghiera, anche notturna, quest’ultimo tratto del suo percorso, sempre attenta a tanti conosciuti e non, per i quali le era richiesto un ricordo e per i quali continuava a donare se stessa, nell’amore del Cristo che amava contemplare Bambino:“Prego per tutti - ripeteva - proprio per tutti”. 


Roccagloriosa - il chiostro.
Roccagloriosa - il chiostro.

Un ricordo denso di gratitudine la riportava ai genitori, dei quali diceva, quasi con stupore, a se stessa:“Sempre, sempre si sono rispettati; mai che noi figli ci accorgessimo di un dissenso tra loro; che esempio per me!”. E tale consapevolezza dice molto sulle radici di una fedeltà alla propria vocazione, tanto nella gioia che nella fatica.


Il 30 Luglio del 2001, ricevuta sul far del giorno l’Eucaristia, mentre la comunità celebrava Mattutino, in punta di piedi secondo il suo stile, è andata con la sua corona, senza disturbare nessuno come aveva vissuto, a terminarlo dalla Madre sua, esemplare eloquente di una santità nascosta e sostanziosa che fu il suo ideale nei lunghi anni di servizio del Signore, vissuto come per i veri poveri del Signore (Sal 24, 9) “con cuore puro e buona coscienza” (Regola del Carmelo).

 


Canti

Per la prima volta edizione critica ed edizione in italiano moderno

del testo di S. Maria

Maddalena de’ Pazzi

 

Quaranta Giorni

 

Prefazione di Mons. A. Bellandi, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Firenze, già Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Le parole di 

Papa Francesco

 

Omelie

 Madre Pacifica del Tovaglia amica e segretaria  di

S. Maddalena 

 

 

+  28 Settembre 1627

 

Le Madri di

S. Maria degli Angeli


Venerable

Rosemary Serio

(English)

9 Maggio Commemorazione

 

       

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Terra Santa