Madre di Dio la «Bruna»

 

di B. Tenore

 

Caratteri iconografici

 

Confrontando l’antica tavola napoletana con le copie indicate, si è tentato di “riscrivere” tale soggetto, molto caro ai Carmelitani, con la tecnica dell’iconografia bizantina russa.

Di seguito si illustrano alcuni elementi del linguaggio simbolico della Eleoúsa (o Glycofiloússa).


Tipico della Eleoúsa come in questa icona della Bruna, è la postura della Madre di Dio che tocca con la sua guancia il Cristo, mentre Egli, con una mano si afferra al volto della Madre e con l’altra stringe il manto. 

Se da una parte, tale gesto esprime la comunione di Cristo con la Sua Chiesa, rappresentata da Maria, esiste anche un’altra sfumatura interpretativa che fa riferimento alla Madre di Dio della Passione, in cui il Cristo con tale gesto cerca comprensione e aiuto.

Mai, nelle icone, la manina del Cristo sul volto della Madre è una semplice e affettuosa carezza infantile. Nessuna “dolce intimità” quindi, come comunemente si è portati a pensare.

Infatti, come ogni simbolo iconografico, anche questo è legato a un significato teologico-spirituale che il fedele nel pregare è invitato a riconoscere e contemplare per una crescita nella fede, non certo per suscitare sentimentalismi che poco o nulla cambiano la sua vita di cristiano.

 

La mano sinistra della Madre di Dio esprime, intanto, l’accoglienza del Verbo da parte della Vergine/Chiesa/Umanità e la custodia amorosa e attenta della Parola del Padre.

La mano destra della Vergine, invece, tesa verso il Figlio, traduce sia l’attitudine di Orante, prima tipologia iconografica paleocristiana di Maria, che il suo indicare il Cristo come unica Via al Padre (Odighítria ossia Colei che mostra la Via).

 

Egli presenta il collo “gonfio” che racchiude il soffio dello Spirito Santo, lo Pneúma.


Le bocche, come in tutte le icone, sono piccole e chiuse nel silenzio contemplativo del mistero di Dio fattosi Uomo. Le orecchie evidenti, da parte loro, denotano una grande capacità di ascolto reciproco: tra la Madre e il Figlio come tra questi e l’orante che guarda e prega l’icona.


Il Cristo, inoltre, come nuovo Adamo, ha la veste ocra ricoperta di linee d’oro (asist).

Il colore ocra, tratto dalla terra, indica la dimensione umana che il Signore ha assunto con la sua Incarnazione, rivestendola con la natura Divina, simboleggiata dall’oro. Non è quindi segno di carità e amore, come talora è stato interpretato.

 

Le aureole e l’oro, come sempre nel linguaggio simbolico delle icone, significano partecipazione alla Grazia e alla dimensione divina, in Cristo per natura, in Maria per dono.

 

 

Le lettere MP ӨΥ sono l’abbreviazione in greco di Madre di Dio. Le lettere  IС e XC abbreviazione diGesù Cristo.  Le altre lettere nell’aureola del Cristo  ‘O  ω Ν  sono le iniziali di “Io sono Colui che Sono “ (Es 3,14) l’ ω di sinistra è coperta dal capo di Maria.

Si riscontrano ancora le tracce di dette lettere nell’antica tavola di Napoli, pur ridotte al minimo e quasi cancellate. Anche queste, nelle copie tardive, furono omesse, probabilmente perché coperte da altro e, solo nei restauri del 1974, sono riapparse.

 

Le stelle sul manto della Madre di Dio sono tre (quella della spalla sinistra è coperta dal Cristo) e non sono un semplice ornamento. Esse stanno piuttosto ad indicare, secondo il dettato del Concilio di Efeso, la verginità perpetua di Maria nella pienezza della sua persona, corpo e anima.


La tesi ipotizzata di una particolarità della stella (detta: «stella con coda pendula») posta sulla spalla destra, non ha alcun riscontro nell’iconografia bizantina, né alcun significato, né tantomeno si evidenzia in nessuna delle copie antiche esaminate. L’unica ipotesi plausibile può essere quella dell’artefatto, rimasto poi nel corso dei secoli e riprodotto infine anche sulla Bruna, basandosi sulle copie tardive più note.

In effetti, tale tipo di stella appare solo nelle copie in genere successive al XVI secolo, che avevano ormai poco dello stile iconografico bizantino.  

 

Sulle copie, si è rilevato, inoltre, che il Figlio, con una scelta iconografica piuttosto rara, presentava il braccio sinistro e parte della spalla totalmente scoperti. Pertanto, si è scelto di optare per la raffigurazione, probabilmente più antica (Veneto-Bizantina del XIII sec.), che ricopriva parzialmente il Bambino.

Nell’icona della “Bruna” di Napoli del braccio sinistro del Cristo, dopo l’ultimo restauro, è stato detto secondo una singolare opinione: «di colore di pelle di pecora». 

 

Lascia piuttosto perplessi tale interpretazione, in quanto è uso comune tra i restauratori, quando si presenta un’estesa superficie pittorica danneggiata o addirittura assente (come è quella in questione), procedere con un’«integrazione» pittorica a punta di pennello, a puntini o tratti sottili.

Altro problema è stato costituito dalla gamba e piede destro del Cristo. Analizzando le principali copie antiche disponibili, tutte evidenziano la loro visibilità e concordano sulla loro forma e posizione. Su tale base si è proceduto al recupero.


Per quanto attiene al colore dell'omoforion (o maforion, manto) della Madre di Dio, nei canoni dell’iconografia bizantina, è sempre bruno nelle sue varie gamme, più o meno intense, spesso quasi nero. L’osservatore, in realtà, in base al tipo di schiarimenti (monocromi o policromi), percepisce come colore finale del manto il bruno, oppure il blu scuro.

In questo caso si è scelto di procedere, su una base bruno, con uno schiarimento policromo di reft (grigio) velato di lapislazzuli.

Il Maforion era un lungo pezzo di tessuto che copriva la testa e il corpo delle donne come un mantello, fino alle ginocchia. In Oriente era la veste propria delle Diaconesse e delle Vergini consacrate. In Occidente diventa la veste tipica della Madre di Dio e delle Sante donne. (E.Sendler, Le icone bizantine della Madre di Dio, 1995, 107)

 

Nelle diverse copie, infine, è stato riscontrato variabile l’orientamento degli sguardi della Madre di Dio e del Cristo. In molte delle più antiche, entrambi guardano il fedele.

Solo a partire dal XV secolo, diverse copie mostrano la Madre che guarda il Figlio, mentre il Figlio guarda il fedele. Si è optato per tale scelta, ormai tradizionale e più familiare tra i Carmelitani, anche se risulta interessante il fatto che Madre e Figlio, in alcune copie, guardino entrambi il fedele, segno di accoglienza e di invito alla loro comunione. 

 


Canti

Per la prima volta edizione critica ed edizione in italiano moderno

del testo di S. Maria

Maddalena de’ Pazzi

 

Quaranta Giorni

 

Prefazione di Mons. A. Bellandi, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Firenze, già Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Le parole di 

Papa Francesco

 

Omelie

 Madre Pacifica del Tovaglia amica e segretaria  di

S. Maddalena 

 

 

+  28 Settembre 1627

 

Le Madri di

S. Maria degli Angeli


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Rosemary Serio

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